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Ciclismo, il fratello di Scarponi: “Vicino a De Marchi, i professionisti alzino la voce e si fermino per protesta”

ROMA – Il tema della sicurezza stradale per i ciclisti, professionisti e amatori, che ogni giorno percorrono a proprio rischio e pericolo le strade italiane è sempre, purtroppo, caldissimo. Ieri Alessandro De Marchi ha rischiato di essere investito durante un allenamento in Friuli, a pochi passi da casa. Ne è seguito un lungo post sui suoi profili social in cui il Rosso di Buja, 33 anni, professionista con la CCC, denunciava l’accaduto con parole durissime. Oggi il fratello di Michele Scarponi, Marco, impegnato con la Fondazione nella lotta per una maggiore sicurezza sulle strade, ha solidarizzato con De Marchi e ha pubblicato su Facebook una lettera aperta. “Caro Alessandro, vorrei fare alcune riflessioni con te. Innanzitutto ti abbraccio forte come non mai perché sei vivo e sei qui. Poi ti abbraccio ancora per avere raccontato quello che ti è successo e per il modo in cui l’hai raccontato. Da quando è nata la Fondazione Michele Scarponi non abbiamo passato un giorno senza ricevere notizie simili al tuo sfogo o peggio ancora. Come ben sai muore in Italia un ciclista ogni 30 ore. Ogni 30 ore vuol dire che non c’è tregua, che non si respira, che non si può più sognare niente. Che pedali sulla soglia della fine. Per quale motivo ti alleni in bici su queste strade quando non viene garantita la sicurezza minima?”.La propostaDa qui l’idea: “Perché non vi fermate tutti, tu e tuoi colleghi professionisti? Ma chi soprattutto, oltre la pagina fb personale di ognuno di noi, deve denunciare questa violenza quotidiana e proteggere i ciclisti sportivi come te? La Federazione Ciclistica Italiana, caro Alessandro, cosa fa? Perché nessuno nel palazzo alza la voce? A parte Davide Cassani che ci mette tutto se stesso, io vedo il vuoto. Ascolto il vuoto. Un vuoto arredato da pubblicità di auto ovunque, soprattutto alle vostre competizioni. Zero prevenzione. Zero educazione. Nessun progetto degno di questo nome. Nessuna volontà di cambiare lo status quo. Anzi sembra che ci sia una gran voglia di distruggere, alla base, il ciclismo su strada. Nessuno ci sente, caro Alessandro – conclude Scarponi -, perché noi non siamo uniti e non abbiamo coscienza della gravità della situazione, se non quando ne veniamo coinvolti personalmente; e chi dovrebbe essere sul pezzo tutti i giorni, perché ne ha invece gli strumenti e la forza, ha altre cose più importanti da fare, a quanto sembra, che preoccuparsi della vita dei propri tesserati”.Lo sfogo di De MarchiQuesta è la dissavventura capitata ad Alessandro De Marchi, tratta dal suo lungo post: “Mattina di oggi, domenica 17 novembre, qualche minuto alle 10. Parto da casa come ogni giorno e mi dirigo verso il centro di Buja, salendo verso la salita di “Tonino 2” come è conosciuta qui. Salgo piano, sulla destra, senza intralciare. Circa a metà di questa percepisco prima il rumore di un auto e poi la sensazione di “sfioro” sul mio gomito e mano sinistri. L’auto, una grossa Audi, mi passa, al triplo della mia velocità, sfiorandomi per una questione di centimetri, ripeto CENTIMETRI. Caro automobilista ignorante, riguarda bene la mia faccia qui sotto nella foto, riguarda la faccia di quello che stavi quasi per ammazzare stamattina. Perché si, caro automobilista ignorante, il “toccarmi” di cui parlavi, nella migliore delle ipotesi mi avrebbe mandato dritto all’ospedale o su una carrozzina, nella peggiore dritto in una bara! Caro automobilista ignorante, oggi, con la tua bella Audi A6 grigia metallizzata, mi hai quasi ammazzato … per arrivare prima all’edicola! Caro automobilista ignorante ti odio con tutto me stesso e spero che tu legga queste righe o che qualcuno ricordando la tua auto pensi a te e te le faccia vedere. Al contrario, automobilista della jeep blu ti ringrazio per avermi mostrato solidarietà e avermi dato una mano. Se leggerai questo messaggio, o qualcuno che ti conosce riconoscerà la tua Jeep (una specie di Suzuki blu credo) contattami per favore. Finisco. Automobilisti in generale: merito tutto questo? Davvero merito di rischiare la pelle per il semplice fatto di pedalare su di una strada troppo stretta o troppo trafficata? O perché mi sono spostato troppo in mezzo alla careggiata e vi ho fatto rallentare? Davvero merito di morire perché vi ho momentaneamente ostacolato? Riflettete: potete uccidere con un’auto! E non ucciderete un semplice ciclista: ucciderete un marito, una moglie, un padre o una madre, un amico…”.


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/sport/rss2.0.xml


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